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Aggressività Felina

Dicembre 7, 2020 redazione Comments Off

AGGRESSIVITA' FELINA

Tra i disturbi comportamentali del gatto, al primo posto troviamo i disturbi eliminatori. Al secondo posto risulta esserci l'aggressività intra e interspecifica. L'aggressività del gatto non deve essere sottovalutata in quanto le conseguenze di morsi e graffi, in particolare verso le persone, possono essere devastanti sia a livello fisico (ferite, infezioni, zoonosi) sia a livello psicologico. Spesso l'aggressività felina nei confronti di estranei o del veterinario viene ritenuta normale. Risulta invece più grave se nei confronti di membri della famiglia o di altri gatti domestici e viene maggiormente segnalata. La natura delle relazioni aggressive nel gatto è strettamente correlata ai sistemi sociali e di comunicazione che questo animale possiede allo stato selvatico. Il problema dell'aggressività ha un origine multifattoriale e per questo motivo è necessaria una accurata anamnesi per scoprire tutti i fattori che ne sono coinvolti. Ne esistono diverse classificazioni che si basano su vari criteri come la motivazione, l'obiettivo o la funzione dell'aggressione. Si divide in due grandi categorie: intraspecifica (verso altri gatti) e interspecifica (verso l'uomo e altre specie animali) che sono state suddivise in aggressività da paura, da gioco, ridiretta, predatoria, corredata a patologie organiche, da pressione sociale e offensiva.

Aggressività Interspecifica

La maggior parte dei gatti ha manifestato una forma di aggressività definita offensiva. Questo tipo di aggressività può essere scatenata da molteplici stimoli. La situazione più frequente è quando il gatto vive uno stato di frustrazione per un mancato ottenimento di una ricompensa attesa. Questa viene definita aggressività da frustrazione e i soggetti sono spesso gattini allevati dall'uomo fin da piccolissimi senza contatti con cospecifici. Esiste anche una forma di aggressività territoriale che si manifesta in particolare con le persone estranee che entrano in casa o con gli individui che oltrepassano la distanza individuale. Essa viene definita aggressività da distanziamento. Per quanto riguarda l'aggressività offensiva è interessante notare che la quasi totalità dei gatti è di sesso maschile. Altro aspetto interessante emerso è il fatto che la maggior parte dei soggetti affetti da aggressività offensiva sono stati adottati precocemente. Spesso infatti, gatti adottati precocemente oppure rimasti orfani e svezzati dall'uomo sono più inclini a manifestare aggressività, molto probabilmente a causa di un alterato processo di svezzamento o di un distacco precoce dalla madre e dagli altri gattini. Ciò può influire sul corretto sviluppo comportamentale dell'animale che si può manifestare con una mancanza di autocontrollo, di inibizione del morso, o con l'incapacità di affrontare e superare un conflitto interno, una situazione di stress e frustrazione mettendo in atto comportamenti adeguati. Anche stimoli ambientali e sociali possono giocare un ruolo importante nello sviluppo della aggressività. Gatti che non vivono con conspecifici e lasciati per molto tempo da soli in casa spesso non hanno la possibilità di rispondere alle esigenze etologiche.

Aggressività Intraspecifica

E’ risultato dai nostri dati che la forma più rappresentata è quella da pressione sociale intesa come la manifestazione aggressiva tra gatti conviventi, soprattutto quando la concentrazione di animali è alta. Questa forma di aggressività è spesso associata a disturbi di eliminazione. Inoltre, spesso le relazioni antagoniste tra i
gatti di casa possono passare inosservate, soprattutto quando la forma di aggressività è di tipo passivo, cioè messa in atto attraverso posture del corpo, senza evidenti scontri fisici.
Per fare diagnosi e identificare il tipo di aggressività è molto importante raccogliere il maggior numero di dettagli non solo sugli episodi aggressivi, ma anche sulla gestione e sull’ambiente di vita dell’animale. L’intervento terapeutico deve avere come obiettivo quello di diminuire le reazioni aggressive individuandone se possibile le cause e intervenendo anche sull’ambiente e sulla gestione del gatto. Per essere efficace, la terapia deve avere la compliance totale del proprietario e spesso può avvalersi anche di un supporto farmacologico.

Fonti:https://www.vetjournal.it/images/archive/pdf_riviste/4139.pdf

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